Arezzo February 2014 (Italian)

Al meeting di Arezzo i primi risultati del progetto ManFor

 

Legno, carbonio, biodiversità: uno studio italiano

indica come potenziare l’azione delle foreste

 

Con i metodi di gestione alternativi, crescono produttività e assorbimento di CO2 (+15%)

In aumento anche  il numero delle specie

 

Adottando metodi di taglio e di gestione innovativi e mirati, le foreste producono legno migliore, un maggiore assorbimento del carbonio (che riduce l’effetto serra, prima causa dei cambiamenti climatici) e più biodiversità, senza diminuire la loro superficie verde. Lo rivelano i primi risultati del progetto Life+ Manfor C. BD. finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal Cnr di Roma attraverso l’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale (Ibaf). I primi dati comparativi raccolti sui nove siti su cui si espande il progetto, sei aree boschive italiane e tre slovene, sono stati presentati oggi ad Arezzo, presso la sede del CRA, nel corso di un technical meeting che ha riunito ricercatori italiani e sloveni. Quelli emersi finora sono dati in qualche modo rivoluzionari, che confermano con largo anticipo le teorie su cui si fonda il progetto: esistono modi di curare i boschi, diversi da quelli tradizionali e selezionati su ciascun sito dopo averne studiato a fondo le caratteristiche, che sviluppano maggiormente le immense potenzialità delle foreste. Tradotta in termini pratici, l’importante scoperta significa non solo che le foreste italiane possono diventare più produttive dal punto di vista economico (producendo più legno e di maggiore qualità), ma anche Arezzo February 2014sotto il profilo ambientale. La gestione mirata, dicono le prime indicazioni dei dati post trattamento, aumenta la biodiversità, che è uno dei fattori che meglio esprimono lo stato di salute del bosco: + 15% di varietà di specie faunistiche e floreali in un anno di trattamento. E una foresta “in salute” trattiene con più efficacia (e curiosamente con lo stesso dato della biodiversità) la CO2 dall’atmosfera: 15% in più quella registrata su piante, legno morto e suolo. “Gli interventi innovativi – spiega Giorgio Matteucci, coordinatore del progetto ManFor C. BD. – pur diversi e più intensivi rispetto a quelli tradizionali, hanno mantenuto stabili i parametri di copertura forestale e prodotto un aumento della biodiversità, per la presenza di maggiori differenze strutturali. Il tipo di legname estratto negli interventi innovativi ha spuntato spesso prezzi superiori e, per le maggiori dimensioni, ha prospettive di un impiego più duraturo”.

Il progetto ManFor (supportato dal Corpo forestale dello stato e che annovera tra i partner l’Università degli studi del Molise, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, le Regioni Veneto e Molise e Slovenian Forestry Institute) è uno dei fiori all’occhiello della ricerca italiana in campo ambientale e tiene impegnati cinquanta ricercatori. Nel 2015, alla sua conclusione, contribuirà ad aggiornare i dati relativi ai principali indicatori Pan-europei per la gestione forestale sostenibile e fornirà dati aggiornati, linee guida e “buone pratiche” ad uso della collettività. E probabilmente la prova che i boschi gestiti secondo nuovi criteri possono svolgere con più efficacia il ruolo di salvatori del pianeta.